Cruccio numero sette

Fin da bambino R. era mosso da una fantasia fuori del normale, tanto che, a differenza dei suoi coetanei che, quando richiamati al dovere, smettevano i loro giochi, portava persino a tavola i suoi amici immaginari, mettendo in grave imbarazzo tutta la famiglia, soprattutto perché si trattava sempre di mostri dall’appetito singolare e smisurato.
I suoi genitori avevano chiesto il parere dei più importanti luminari del pianeta, ma R. conosceva sempre qualche dottore invisibile che la sapeva lunga e che puntualmente metteva in discussione l’autorità dei reali ma non infallibili professori.
Diventato adulto, almeno per l’anagrafe, R. non aveva mutato nulla nella sua condotta, ma per non offendere nessuno aveva lasciato che lo mettessero in un istituto di cura, da cui comunque fuggiva tutte le notti, aiutato da nuovi amici.

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