Cruccio numero cinque 

La Morte lo chiamava tutti i giorni perché voleva imparare a giocare a scacchi, giacché le avevano detto che in genere, quando si muore, si ha una seconda possibilità, giocando, appunto, una partita.

La sua ignoranza delle regole la metteva in un imbarazzante svantaggio, e per questo aveva cercato chi potesse darle qualche lezione in cambio di una proroga o di una scelta sul finale.

Non era stato semplice: tutti quelli a cui si era rivolta erano morti dallo spavento e, anche se li aveva riportati in vita, nessuno sembrava intenzionato ad aiutarla.

Solo F. aveva avuto il coraggio di accettare l’incarico, non tanto allettato dal desiderio di vivere a lungo, quanto spinto dalla noia che nell’ultimo periodo lo stava martoriando.

Ora, c’è da dire che F. non si poteva sicuramente dire il più esperto giocatore di scacchi della zona, ma la Morte era davvero una frana come non s’era mai vista prima, per cui le loro partite finivano sempre con lo stesso prevedibile risultato, con grande disappunto della Morte e di quanti, ormai una moltitudine, attendevano il meritato trapasso, rimandato a data da destinarsi.

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