Cruccio numero quattro 

Divenuto, per una sfida con un amico che non lo riteneva capace, esperto dell’arte onirica e in particolare specializzatosi nella facoltà di governare i suoi propri sogni come la sua propria reale esistenza, I. aveva stabilito un segnale per ricordare in quale universo stesse vivendo, perché teneva particolarmente all’ordine delle cose.

Sfortuna volle che I., non avvezzo ai bagordi, s’era un giorno ubriacato per tentare di dimenticare un recente dispiacere,  ottenendo però solamente di dimenticare di indossare il segnale convenuto con se stesso, ovvero un cappello: verde per il mondo onirico, marrone per quello reale.

Non riuscendo più a distinguere le due realtà, I. dovette rassegnarsi all’incertezza e alla confusione, e ancora oggi lo si può vedere nel corso sfoggiare cappelli d’ogni forma e colore, da lui stesso fabbricati, ormai libero da quegli stupidi segnali.

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