Lei

Le chiavi le avevo prese, il gas era chiuso e anche le finestre – tranne quella della cucina, quella no, per far entrare aria ché sennò il cane come doveva fare – avevo anche acceso il motore per farlo riscaldare, visto che l’ultima volta ci aveva lasciati come due fessi in mezzo al nulla, e io non auguro a nessuno di rimanere come un fesso in mezzo al nulla con lei.
Lei non era ancora pronta, ma non volevo metterle fretta perché sapevo che per ripicca avrebbe trovato la maniera per perdere ancora più tempo.
Eccola, uguale a quando l’avevo lasciata per accendere la macchina, cioè mezzora prima.
-Beh, possiamo andare.
-Sì, direi che possiamo andare.
Finestrini chiusi e aria condizionata: lei aveva paura delle vespe, invece a me un po’ d’aria fresca avrebbe fatto bene.
Mia sorella viveva in campagna e per raggiungerla ci voleva una buona mezzora di macchina, traffico permettendo.
A lei prendeva sempre una certa agitazione quando lasciavamo la città, si sentiva a casa solo quando vedeva autobus affollati, gente indaffarata, studenti alle prime sbronze, e i soliti rivoluzionari che non rivoluzionavano mai niente.
-Anche tu volevi fare la rivoluzione.
-Sì, ma poi ho trovato un lavoro vero.
-Cos’è, ce l’hai con loro perché ci provano?
-Ce l’ho con loro perché anche loro troveranno un lavoro!
-Secondo me sei frustrato.
-Secondo me non sono l’unico.
E pensare che ci eravamo conosciuti proprio durante un’occupazione.
Continuavamo entrambi a votare il Partito, ma più per abitudine che altro, alla fine non eravamo sfuggiti alle comodità della vita medio borghese che tanto criticavamo.
-Ci stiamo mettendo un’eternità, quando cazzo finisce sta campagna?
-C’era traffico, è domenica.
-È domenica e noi andiamo in campagna.
Non so cosa avremmo potuto fare di domenica in pieno agosto, al cinema non andavamo, non andavamo neanche al ristorante e i nostri amici erano quasi tutti con figli, e quando hai dei figli, si sa, la domenica ti avanza giusto il tempo per metterti in pantofole.
-Vuoi andare al cinema stasera?
-No, non danno niente di interessante.
-Avevo visto un film carino…
-Dai, lo sai che non ci piacciono gli stessi film.
La strada era lunga ancora. Lei guardava fuori e tamburellava le dita sullo sportello, io guardavo dritto, pensando ai chilometri, al cane, alla casa in centro e a cosa avremmo potuto fare io e lei di domenica sera.
-Eccoci.
-Fantastico.
Era sarcasmo, ovvio. Feci finta di non sentirla, perché sapevo che non mi avrebbe risposto, e comunque non avevo voglia di ascoltare una sua eventuale risposta.
Mia sorella ci accolse cordiale, come sempre.
Lei non la sopportava, diceva che era da matti andare a vivere in campagna, rinunciare alle comodità della città. -Avete trovato traffico?
-Un po’, sì. Ti aiuto?
Non volevo rimanere solo con lei. La guardavo mentre sbirciava annoiata fra i libri della libreria in sala. Non amava leggere, sfogliava solo qualche romanzo ogni tanto, ma giusto quelli che avevano letto tutti tranne lei.
-Certo che ne avete di soldi da buttare.
-Perché?
-Guarda qua, questo costa 50€ e non è nemmeno illustrato.
-È un’opera omnia, grazie che costa.
Non aveva mai avuto la passione per la lettura, ma ultimamente sembrava solo interessata a criticare i miei interessi, come mi vestivo, le persone che frequentavo, le parole che adoperavo. Tutto insomma, criticava me.
Prima era affascinata dalla mia cultura, diceva che ero intelligente, ora trovava tutto squallido, triste, inutile. Si era imbruttita. Era più brutta anche di viso, o forse era solo l’espressione che aveva a renderla brutta.
Ero diventato più brutto anch’io. Capelli radi, colorito spento, pancia flaccida.
Com’era potuto succedere?
-Puoi portare a tavola questi piatti?
-Arrivo.
-Oh, ma vi vedo strani, avete litigato?
-Mah, non lo so, in realtà è sempre così.
Il pranzo andò bene, tutto sommato. Mia sorella riusciva quasi sempre a evitare imbarazzi, non so neanche io come facesse. Chiedeva di vecchi amici, parlava di vacanze, e le regalava i vestiti che non usava più, almeno questo lei lo apprezzava.
-Beh, dai, è ora.
Ci eravamo salutati con una punta di preoccupazione.
Il viaggio del ritorno fu stranamente tranquillo, nel senso che non ci rivolgemmo la parola.
Lei si agitava quando lasciavamo la città, a me metteva ansia il lasciarmi alle spalle la campagna.
-Ma io e te perché ci siamo messi insieme?
-Che domanda è?
-Una domanda come un’altra.
-Boh, perché scopavamo sempre.
-Già.
Non facevamo sesso da più di un mese. Nessuno dei due ci provava, non dico che fosse colpa sua, eravamo entrambi. E allora perché stavamo insieme? Per il mutuo. Per il mutuo forse, o perché lasciarsi implicava mettere sul tavolo troppe cose, come dire ai nostri amici che era finita e che non avremmo più dato il solito aperitivo del giovedì.
L’idea dell’aperitivo era stata sua, diceva che avevamo una bella casa e tanti amici e io sapevo fare i cocktail meglio del bar dove di solito uscivamo. Eravamo rimasti in pochi a vederci il giovedì, ma la tradizione non era morta.
-Giovedì non ci sono.
-Perché?
-Ho un impegno.
-Non mi avevi detto nulla.
-Te lo sto dicendo adesso.
-E che impegno hai?
-Una cena, con Luca e Davide.
-Ah.
-Cosa c’è?
-Niente. Avvisi tu gli altri?
-Li ho già avvisati. Mi vuoi dire che ti prende?
-Niente niente… e dopo cena che fate?
-Ma niente, forse andiamo a ballare o forse no.
-Posso venire?
-Oh, avanti, non ti è mai piaciuto andare a ballare.
-E a te non è mai piaciuto andare a cena fuori.
Era un po’ che usciva con questi due, Luca e Davide. Erano colleghi. Lei però usciva più spesso con Davide e secondo me Luca lo nominava ogni tanto per non dare nell’occhio, ma se all’inizio la cosa mi dava fastidio, ora quasi sentivo un certo sollievo quando vedevo che si preparava.
Non mi piaceva come si vestiva, aveva sempre qualcosa di esagerato: troppo trucco, troppo profumo, troppi colori. A quel Davide doveva piacere però, almeno dall’odore di dopobarba che le sentivo addosso quando rientrava.
Forse era da vigliacchi accettare una cosa del genere, avrei dovuto riconquistarla, arrabbiarmi o fare chissà cos’altro, ma non ne avevo voglia. Non l’amavo più, no, e lei non amava me.
-Dobbiamo parlare.
-Adesso?
-Adesso.
Avevo preparato tutte le carte, ero stato dall’avvocato. Lei si teneva casa e mutuo, io non avrei chiesto la mia parte e sarei andato insieme al cane prima da mia sorella, poi avrei cercato casa.
Lei non aveva battuto ciglio, come se la cosa non la riguardasse.
-Va bene, allora stanotte non torno, fai le cose con calma.
Non la sento da allora.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...