Un giorno alla Coop

(Pubblicato col titolo “Chi mangia bio campa cent’anni” su Cadillac n.9)

E’ difficile immaginare, svegliandoci ogni mattina alla stessa ora, che la giornata non andrà come avevamo pensato sarebbe andata la sera prima, addormentandoci.
Di certo non si aspettava nulla di particolare Nicola, sbuffando già all’idea di dover rimettere a posto tutti i prodotti che gli avrebbero sparpagliato in ogni dove.
-Diamine, eppure è scritto: bisogna rimettere a posto i prodotti! Ma prima o poi lo trovo quello che mi mette i rigatoni nel bancofrigo, prima o poi lo trovo e glieli faccio ingoiare uno a uno!
Sì, Nicola lavorava nel supermercato in via dei Mille, metteva in ordine, aggiornava i prezzi, controllava che le confezioni fossero integre e si preoccupava di mettere avanti i prodotti con la scadenza più vicina.
Non era suo il supermercato, ma lui ci teneva più del proprietario, che poi era la Coop, quindi lui manco lo conosceva, questo proprietario, anche se “la Coop sei tu”, e forse per questo Nicola teneva così tanto all’ordine dei suoi scaffali.
La signorina Nella lo ringraziava ogni giorno, gli diceva che, da quando era arrivato lui, trovava sempre tutto quello che le occorreva, non come quando ci pensava Lucia, che a lei non fregava un tubo, né dei prodotti e né della Coop.
La signorina Nella era signorina, ma aveva 67 anni, frequentava il corso di yoga con altre signorine sue coetanee e insieme preparavano cene a base di pasta integrale, cereali integrali, soia, quinoa, gomasio e tutte quelle cose che piacevano al loro insegnante, perché anche loro volevano piacere al loro insegnante, soprattutto da quando al corso erano arrivate tutte quelle giovani e fresche trentenni.
Lucia, invece, mentre Nicola era quasi pronto, apriva gli occhi ancora assonnati, con nessuna voglia di andare a lavoro: era tornata a casa tardi, era il compleanno della sua migliore amica ed erano andate a ballare in discoteca.
La sveglia suonava ormai da mezzora, quando si decise a metterla a tacere, se non per sempre, almeno per quella giornata.
Lucia non sopportava i suoi colleghi, soprattutto Nicola. Proprio non capiva come fosse possibile avere così a cuore il destino di un pacco di tagliatelle, quando fuori la gente usciva, si divertiva, si godeva le ultime belle giornate d’autunno.
Stava pensando di darsi malata, ma poi si ricordò che lo aveva già fatto la settimana prima, quindi, lentamente, si alzò dal letto e andò a preparare il caffè, pensando alla signorina Nella che sicuramente l’avrebbe sgridata per il ritardo e per le occhiaie
-Quella vecchia, lei e lo yoga… La prossima volta gliela faccio fare io una bella figura con quel pollo che nasconde sotto la soia. In testa glielo attacco il pollo e pure la soia!
Lucia detestava i salutisti, soprattutto quando s’impicciavano dei fatti suoi, sempre pronti a darle consigli non richiesti: mangia questo per le occhiaie, e spalmati quest’altro per la pelle secca… Sembrava che fossero sempre lì in agguato a sottolineare i suoi difetti, dai capelli opachi ai pantaloni che le andavano più stretti.
-Schiatterai prima tu, dannata vecchiaccia.
Così pensava Lucia mentre chiamava l’ascensore e rivedeva le foto della sera prima sorridendo.
Nel frattempo Nicola era già arrivato alla Coop in via dei Mille e stava chiacchierando con Maria, la donna delle pulizie, che era sempre la prima ad arrivare, dopo il vigilantes, certamente.
Mentre Maria si sfogava con Nicola di suo figlio che forse si drogava, e mentre Nicola pensava che forse era un tipo come il figlio di Maria a mettergli i rigatoni nel bancofrigo, era arrivato anche Mario,il salumiere, tutto pimpante, cosa che gli altri non notarono, perché Mario arrivava ogni giorno pimpante e di buon umore.
Lucia, invece, era ancora sul tram, ne aveva persi svariati e il traffico aumentava il suo ritardo, lasciandole il tempo per togliersi di dosso l’aria assonnata. Arrivò che gli altri erano tutti già all’opera, tutti tranne la signorina Nella, che in genere arrivava per prima con la sua sporta di tela e la lista delle cose da comprare.
Lucia non ci aveva fatto caso, i suoi colleghi neppure, mentre avevano tutti fatto caso al suo ennesimo ritardo, soprattutto Marta che aveva dovuto sostituirla alla cassa, perché i clienti erano già con i carrelli pieni.
All’ora di pranzo Nicola, stanco di inseguire decine di sospetti, finalmente si ricordò della signorina Nella:
-Oh, ma la Nella?
Mario si era guardato intorno col suo faccione sorridente e gli rispose con un’alzata di spalle, Lucia, invece dalla cassa se la rideva:
-Magari ha cambiato supermercato!
-Mannò, mi ha fatto mettere via le pappardelle integrali, ha detto che sarebbe venuta.
Il giorno prima, infatti, la signorina Nella cercava le pappardelle integrali, perché aveva deciso di invitare domenica a pranzo le sue compagne di yoga, e le mancava solo la pasta, che non faceva più a mano da qualche anno per via dell’artrite.
Nicola le aveva assicurato che gliele avrebbe fatte trovare l’indomani, e lei era andata a casa tranquilla, con la mortadella in fondo alla busta e un paio di panetti di seitan in bella vista.
Non aveva amici la signorina Nella. Sì, c’erano le compagne di yoga, ma a dire il vero la sopportavano a stento e lei a stento sopportava loro, anche se si ostinavano a fare tutte quelle cene e quegli incontri.
Un po’ scocciata dal fatto di non aver trovato le pappardelle, aveva messo a posto la spesa: la zucca e il seitan in frigo, le cipolle sul balcone e la mortadella sul tavolo, pronta per uno spuntino veloce.
Non aveva molto appetito, a dire il vero non aveva molto appetito ormai da un po’ di tempo, ma il suo medico le aveva detto di sforzarsi di mangiare, che era normale, era l’età.
L’età. Questa cosa che avanza e tu non puoi farci niente, questa cosa che va avanti con tutte le cose che ancora ci sono da fare, come farsi una famiglia, avere dei figli, essere felice.
Non andò neanche a yoga. Nessuno si preoccupò di chiederle il perché.
Passò tutto il pomeriggio a casa, con la mortadella ancora sul tavolo e la televisione accesa col volume al minimo, girando e rigirando con le sue pantofoline profumate alla vaniglia, senza trovare pace.
Andò a dormire presto, prima del solito, e si svegliò alle quattro, sempre inquieta.
Pensava a Nicola che le aveva messo da parte le pappardelle, a Lucia che non la sopportava, a Mario che era gentile, ma che era gentile con tutti, non solo con lei.
Decise di fare la spesa più tardi, non aveva mai visto la Coop nel pomeriggio: avrebbe trovato Mario più distratto, Nicola più frustrato e Lucia più annoiata, e pure Maria, la donna delle pulizie, pure lei sarebbe stata diversa dalla mattina.
La signorina Nella, invece, sarebbe stata sempre la stessa, sempre con una paroletta cattiva sulla lingua, sempre con la sua sportina consunta e sempre con qualche derivato animale da nascondere per bene fra spinaci e legumi.
Passò la mattinata a spolverare e a sistemare le sue cosucce: uno scialle da rammendare, un cappotto da spazzolare. Poi mangiò la sua mortadella non più fresca guardando un programma di cucina, perché ormai non seguiva più il telegiornale, le bastavano le quattro chiacchiere col portinaio che lo aggiornava di tutti i delitti più efferati, dei nuovi tradimenti nel palazzo, specie dell’inquilina del quinto piano, che rientrava ogni notte con uno diverso.
Il pomeriggio passò senza lasciare traccia di sé ed era ormai l’imbrunire quando Nella si decise a prendere la sua sportina e andare a fare la spesa.
S’incamminò pian piano, tanto il supermercato era a poche traverse da casa sua, accelerò un po’ solo quando si rese conto che era ormai orario di chiusura.
Nicola le ricordò subito delle pappardelle, mentre Lucia l’accolse con uno sbuffo e un “Non muore mai, oh!”, sottovoce ma non troppo.
Maria aveva già finito di pulire la zona del pesce, ed era sempre affranta perché suo figlio non rispondeva alle sue chiamate.
Lucia aveva già dato l’annuncio: La Coop è in chiusura, si pregano i gentili clienti di avvicinarsi alle casse.
Nicola aveva trovato i soliti rigatoni nel banco frigo senza essere riuscito a scoprire il colpevole, e non si era accorto che intanto Marta e Stefania, le altre due cassiere, se la ridevano alle sue spalle, perché, sì, erano loro due a mettergli quel dannato pacco di rigatoni nel bancofrigo, uno scherzetto innocuo che però lo faceva impazzire e che faceva morire loro dal ridere.
Erano tutti pronti a lasciarsi alle spalle l’ennesima giornata di lavoro, quando lui arrivò, con la sua felpa sporca, i capelli spettinati e una vocina tremolante che guidava una mano altrettanto tremolante.
Maria lanciò un grido: “Antonio! Antonio sei impazzito, o Gesù mio!” e svenne, Mario si precipitò alla cassa, Nicola rimase paralizzato con Maria ai piedi e le altre cassiere alle spalle che lanciavano gridolini isterici.
Antonio, il figlio di Maria, la donna delle pulizie, teneva la signorina Nella da un braccio e le puntava un coltelletto arrugginito alla gola.
-Se premi quel cazzo di allarme, l’ammazzo sta vecchia di merda, l’ammazzo! Dammi i soldi, muoviti!
Poi fu un attimo: il vigilantes gli si buttò alle spalle, Antonio spinse la signorina Nella che andò a sbattere contro lo spigolo della cassa, Lucia si mise a gridare, Mario si avventò anche lui sull’aggressore, che nel frattempo aveva iniziato a piangere con la sua vocetta stridula.
Tutto sembrava finito, quando a un tratto Lucia si accorse che dalla testa della signorina Nella si era formata una pozza di sangue che lentamente si allargava.
Chiamarono l’ambulanza, i carabinieri arrestarono Antonio in attesa di accusarlo di rapina a mano armata e omicidio colposo, fra le urla disperate di Maria che continuava a dare la colpa a se stessa, alle persone cattive, al diavolo e al mondo intero.
Appurati i fatti, tolto anche l’ultimo residuo di sangue, il supermercato riprese la sua solita routine, senza pacchi di rigatoni nel bancofrigo, senza i ritardi di Lucia, senza i brontolii di Nicola e i sorrisi di Mario, e senza le frecciatine della signorina Nella, che aveva sistemato tutte le sue cosucce, povera donna, come se si preparasse ad andare via, disse il portinaio, organizzando i funerali.

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